Nel dicembre del 2022, la modella Bianca Balti aveva scelto di sottoporsi a una mastectomia bilaterale preventiva. Questo intervento era stato deciso in seguito alla scoperta della mutazione del gene BRCA1, che aumenta sensibilmente il rischio di sviluppare tumori al seno e all’ovaio. Ora, la top model ha annunciato una diagnosi di tumore ovarico al terzo stadio, che l’ha costretta a un intervento chirurgico per rimuovere la massa tumorale.
Il tumore ovarico è tra i più insidiosi, poiché viene spesso diagnosticato in fase avanzata a causa della mancanza di sintomi specifici nelle prime fasi. Secondo le statistiche, in Italia ogni anno circa 6 mila donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico, una neoplasia che rappresenta il 3% delle diagnosi di tumore nelle donne.
Cos’è il tumore ovarico
Il tumore ovarico è un cancro che origina nelle ovaie, situate a destra e a sinistra dell’utero, responsabili della produzione di ovociti e ormoni sessuali. Questo tumore si sviluppa principalmente dalle cellule epiteliali che rivestono le ovaie, ma può anche nascere dalle cellule germinali o stromali, anche se questi tipi sono meno comuni. È una malattia caratterizzata da una crescita incontrollata delle cellule dell’ovaio, che può estendersi ad altri organi se non diagnosticata e trattata precocemente.
Diffusione e rischio del tumore ovarico
Secondo i dati del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2023”, circa 6.000 nuovi casi di tumore ovarico vengono diagnosticati ogni anno in Italia, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 43%. La diagnosi tardiva è una delle principali cause di mortalità, in quanto nel 70% dei casi il tumore viene scoperto quando si è già diffuso ad altre aree del corpo.
I fattori di rischio principali includono l’età (tra i 50 e i 69 anni), l’obesità, un menarca precoce o una menopausa tardiva, e l’assenza di figli. Altri fattori protettivi sono l’allattamento al seno e l’uso di contraccettivi orali. Tuttavia, le mutazioni genetiche ereditarie, come quelle dei geni BRCA1 e BRCA2, rappresentano un rischio particolarmente elevato: le donne portatrici di queste mutazioni hanno una probabilità del 39-44% di sviluppare un tumore ovarico, contro l’1-2% della popolazione generale.
Sintomi e diagnosi
Uno dei problemi principali nella lotta contro il tumore ovarico è la difficoltà nel diagnosticarlo nelle prime fasi. I sintomi, infatti, sono spesso aspecifici e facilmente confondibili con disturbi di natura meno grave. Tra i segnali da non sottovalutare ci sono il gonfiore addominale, la sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, dolori pelvici e addominali, il bisogno frequente di urinare e il meteorismo. Se questi sintomi persistono e compaiono in concomitanza, è consigliabile consultare un medico per eventuali accertamenti.
La diagnosi si basa su un insieme di esami, che includono la visita ginecologica, l’ecografia transvaginale e il dosaggio del CA-125, un marcatore tumorale. Tuttavia, il CA-125 non è specifico e può aumentare anche per altre patologie non tumorali. Per questo motivo, non è consigliato come test di screening per la popolazione generale. Nelle donne con mutazioni genetiche ereditarie, invece, è raccomandata una sorveglianza regolare e mirata, con esami periodici.
La mutazione BRCA e il tumore ovarico
Le mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2 aumentano notevolmente il rischio di sviluppare sia il tumore al seno che quello ovarico. Circa il 25% dei tumori ovarici sono associati a queste mutazioni genetiche. Le donne con mutazioni BRCA1 hanno un rischio del 40% di sviluppare il tumore ovarico, mentre per quelle con mutazione BRCA2 il rischio si attesta intorno al 20%.
Le donne con una forte storia familiare di tumori al seno o all’ovaio possono decidere di adottare strategie preventive, che possono includere programmi di sorveglianza o interventi chirurgici preventivi, come la mastectomia o l’annessiectomia (rimozione delle ovaie e delle tube di Falloppio).
Come si cura il tumore ovarico
Il trattamento del tumore ovarico varia a seconda dello stadio della malattia al momento della diagnosi. Nella maggior parte dei casi, la prima linea di trattamento è chirurgica: l’obiettivo è rimuovere il tumore e tutte le cellule cancerose presenti. L’intervento può comportare la rimozione delle ovaie, delle tube di Falloppio e talvolta di altri organi se il tumore si è diffuso.
A questo si aggiunge spesso la chemioterapia, utilizzata sia prima dell’intervento (terapia neo-adiuvante) sia dopo (chemioterapia adiuvante) per ridurre il rischio di recidiva.
La chemioterapia, fino a poco tempo fa l’unica opzione terapeutica disponibile, è ora affiancata da nuove terapie a bersaglio molecolare e da nuovi farmaci, che agiscono bloccando la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari alla crescita del tumore. Queste nuove terapie hanno migliorato significativamente le prospettive di cura per molte pazienti.
Prevenzione e sorveglianza
Al momento non esistono programmi di screening affidabili per il tumore ovarico nella popolazione generale. Tuttavia, per le donne a rischio, come quelle portatrici delle mutazioni BRCA, è consigliato un programma di sorveglianza specifico, che include controlli periodici con ecografie e dosaggi del CA-125.
In casi di alto rischio, può essere presa in considerazione la chirurgia preventiva, con la rimozione delle ovaie e delle tube di Falloppio una volta superati i 40 anni o dopo aver completato il desiderio di maternità. Questi interventi riducono drasticamente il rischio di sviluppare il tumore, ma comportano anche conseguenze importanti, come l’inizio precoce della menopausa.
la diagnosi di bianca balti: cosa significa
La diagnosi di tumore ovarico al terzo stadio per Bianca Balti significa che il tumore si è esteso oltre le ovaie, interessando anche altre aree del corpo. In questi casi, la chirurgia viene seguita o preceduta da cicli di chemioterapia per cercare di eliminare tutte le cellule tumorali. La prognosi dipende da vari fattori, tra cui l’estensione della malattia e la risposta ai trattamenti. Nonostante la complessità del tumore ovarico, i progressi nella ricerca e le nuove terapie stanno aprendo nuove speranze per le pazienti.
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