Sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano, tra cui tessuti, mobili, imballaggi alimentari, attrezzature per lo sport e prodotti per la cura personale. Le sostanze PFAS (perfluoroalchiliche) sono composti chimici sintetici, utilizzati dalle industrie da oltre settant’anni. Tuttavia, solo di recente si è scoperta la pericolosità per l’uomo, a causa della loro capacità di accumularsi nel corpo e di persistere nell’ambiente.
Cosa sono i Pfas
I PFAS sono stati utilizzati fin dagli anni ’40, per le loro proprietà idrorepellenti, antiaderenti e ignifughe. Nel corso degli anni, la loro diffusione nell’ambiente è aumentata a dismisura, fino ad essere stata rilevata nell’acqua potabile, nei suoli e persino in organismi marini. Ciò ha sollevato preoccupazione a livello internazionale e sono stati svolti numerosi studi sulla loro tossicità.
Cosa dicono gli studi
Secondo uno studio pubblicato nel 2020 sul Journal of Environmental Science & Technology, i PFAS possono causare gravi danni alla salute, in particolare al fegato, alla tiroide, oltre a problemi di sviluppo, di fertilità, tumori e disfunzioni del sistema immunitario. Inoltre, possono essere trasferiti dalla madre al bambino durante la gravidanza e l’allattamento, con effetti negativi sulla salute del nascituro. Nel corpo umano queste sostanze sono state trovate nel sangue, nelle urine, nella placenta, nel cordone ombelicale e persino nel latte materno. Secondo uno studio condotto dal Maine Medical Center Research Institute di Portland, i Pfas riducono la consistenza delle ossa degli adolescenti.
Dove si trovano i Pfas
I PFAS possono trovarsi nell’acqua potabile, in particolare nelle zone dove sorgono fabbriche, dove c’è più probabilità che utilizzino tali sostanze. Negli Stati Uniti, l’Environmental Protection Agency ha stabilito un livello di sicurezza di 70 parti per trilione (ppt) per due dei più comuni PFAS: PFOA e PFOS. Eppure molte persone sono esposte a livelli molto più elevati in tutto il mondo. Altri studi mostrano come i PFAS possano essere presenti anche nella carne, nel pesce e nei prodotti lattiero-caseari, a causa del loro utilizzo nell’imballaggio alimentare. Anche qui, la quantità che le persone ingeriscono può essere superiore ai livelli considerati sicuri.
Le politiche
A causa della loro capacità di accumularsi nel corpo, i PFAS sono considerati una minaccia per la salute pubblica a livello globale. Sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano, e la loro presenza nell’ambiente persiste a lungo termine. Molte organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti, da tempo monitorano la situazione dei PFAS. L’obiettivo è sviluppare linee guida e standard internazionali per la loro gestione.
In Italia qual è la situazione?
In Italia, la presenza di PFAS nell’ambiente è stata rilevata in diverse aree geografiche, in particolare in alcune zone industriali e militari dove queste sostanze sono state utilizzate in passato. Ci sono state segnalazioni di contaminazione da PFAS nell’acqua potabile in alcune regioni italiane, tra cui la Sardegna, il Veneto, la Campania e la Toscana. In queste zone, sono state messe in atto misure di monitoraggio e bonifica per ridurne la presenza nell’acqua e nei terreni circostanti. Tuttavia, la gestione dei PFAS in Italia è ancora in fase di sviluppo. Nel 2020 è stata approvata una legge che introduce una serie di misure per la gestione dei PFAS, tra cui la creazione di un registro nazionale delle emissioni, l’obbligo di monitorare le acque reflue industriali e la promozione di alternative più sicure a queste sostanze. Inoltre, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha istituito un gruppo di lavoro nazionale per coordinare la ricerca, la valutazione e la gestione dei PFAS a livello nazionale. Nel frattempo, già diversi paesi europei si sono attivati per vietare l’utilizzo di queste sostanze.
Alcuni suggerimenti per ridurre l’esposizione:
Anche le persone possono adottare alcune misure preventive per ridurre la loro esposizione ai PFAS.
- Limitare l’uso di prodotti contenenti PFAS, come pentole antiaderenti e prodotti per la cura personale contenenti fluorocarburi.
- Bere acqua potabile da fonti sicure e sottoporre ad analisi preventiva l’acqua dei pozzi o la fonte d’acqua comunale.
- Scegliere alimenti freschi e cucinare in casa, evitando l’utilizzo di alimenti confezionati, che possono contenere PFAS.
- Usare prodotti biodegradabili e naturali.



