Un cucchiaio di olio d’oliva al giorno potrebbe allungare la vita e proteggere il cervello dalla demenza. Lo dice uno studio su oltre 92 mila persone durato 28 anni: chi consuma regolarmente olio d’oliva ha un rischio di morte per demenza inferiore del 28%. Una scoperta che mette in luce i potenti effetti neuroprotettivi di questo alimento cardine della dieta mediterranea.
La forza di questo condimento, immancabile sulle tavole degli italiani, sta nei suoi componenti bioattivi, soprattutto i polifenoli, che agiscono come veri e propri scudi contro l’infiammazione e l’invecchiamento cerebrale. Infatti, basta sostituire un cucchiaino di margarina o maionese con olio d’oliva per ridurre ulteriormente il rischio di malattie neurodegenerative. Questo piccolo cambiamento quotidiano potrebbe fare una grande differenza.
Polifenoli: il segreto dell’olio d’oliva per la salute del cervello
L’olio d’oliva non è solo un grasso sano, ma una miniera di sostanze bioattive che proteggono il cervello. Francesco Sofi, professore dell’Università di Firenze, ha spiegato al Corriere della Sera che i polifenoli presenti nell’olio d’oliva, come oleuropeina, idrossitirosolo e oleocantale, svolgono un ruolo chiave nella prevenzione dei danni ossidativi alle cellule cerebrali. Questi composti agiscono come potenti antinfiammatori, riducendo l’infiammazione cronica, un fattore di rischio noto per le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
L’infiammazione cronica, infatti, provoca danni nel tempo: produce radicali liberi, molecole instabili che danneggiano le cellule cerebrali, e favorisce la formazione di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari, i segni distintivi dell’Alzheimer. Inoltre, compromette la plasticità delle sinapsi, i collegamenti tra i neuroni, riducendo la capacità del cervello di adattarsi e formare nuove memorie. I polifenoli presenti nell’olio d’oliva aiutano a contrastare tutto questo.
Un cuore sano per un cervello in forma
Non si tratta solo di proteggere il cervello. L’olio d’oliva è anche un potente alleato della salute cardiovascolare, che a sua volta influisce sulle funzioni cognitive. Gli acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, riducono il colesterolo LDL, quello “cattivo”, e migliorano la circolazione sanguigna. Una buona circolazione garantisce un adeguato apporto di sangue al cervello, riducendo il rischio di eventi cerebrovascolari come l’ictus e mantenendo in salute le funzioni cognitive.
Oltre agli acidi grassi, l’olio d’oliva contiene vitamina E, un potente antiossidante che protegge ulteriormente le cellule cerebrali dai danni dei radicali liberi. Questo mix di sostanze benefiche rende l’olio d’oliva un alleato completo per la salute del cervello e del cuore.
Può aiutare anche a mantenere la linea
Sebbene ricco di calorie – tra 90 e 120 per cucchiaio – l’olio d’oliva, se consumato con moderazione, può aiutare a mantenere il peso forma. I suoi grassi sani stimolano la produzione di ormoni come la leptina, che favorisce la sensazione di sazietà, aiutando a controllare l’appetito. I polifenoli migliorano anche la funzione metabolica, facilitando il controllo del peso corporeo.
Le Linee Guida per una Sana Alimentazione del 2018 raccomandano un consumo di 2-4 cucchiai di olio d’oliva al giorno, a seconda dello stile di vita e del fabbisogno calorico. Due cucchiai per chi segue una dieta da 1.500 calorie, quattro per chi ha un fabbisogno di 2.500 calorie. Un’assunzione moderata e regolare può quindi fare bene sia alla linea che al cervello.
Alternative all’olio d’oliva
Esistono alternative all’olio d’oliva, ma non tutte sono ugualmente salutari. Per la cottura ad alte temperature, l’olio di arachidi è una scelta sicura, poiché può resistere meglio al calore. Per il consumo a crudo, l’olio di semi di girasole, ricco di acidi grassi polinsaturi e vitamina E, è una buona opzione. L’olio di semi di lino, ricco di omega-3 e omega-6, è un’altra valida alternativa, ma deve essere conservato in frigorifero per evitare che si deteriori.
L’olio di cocco, invece, è una moda recente che solleva preoccupazioni, spiega lo specialista. Contiene infatti circa l’80% di acidi grassi saturi, una percentuale molto superiore a quella del burro, che può aumentare il rischio cardiovascolare e, di conseguenza, influire negativamente sulla salute del cervello. È dunque consigliabile limitarne il consumo e preferire oli con profili nutrizionali più sani.



