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Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano involontariamente, in modo ripetitivo, nella mente. Chi ne soffre li riconosce come propri, ma li vive come indesiderati e intrusivi. Spesso si cerca di allontanarli, senza successo. Le ossessioni possono riguardare paure, come quella delle malattie, o dubbi su azioni quotidiane, come chiudere la porta di casa. In altri casi si manifestano per esempio con immagini sgradevoli o pensieri peccaminosi per chi è religioso.

Alle ossessioni si associano spesso le compulsioni, cioè comportamenti ripetitivi o rituali messi in atto per alleviare l’ansia generata dalle ossessioni. Tra gli esempi più comuni ci sono controlli ripetuti, come verificare di aver chiuso il gas, o gesti simbolici per evitare eventi temuti. A volte le compulsioni sono azioni mentali, come ripetere parole o frasi.

Non sempre questi comportamenti rappresentano un problema. La ripetizione metodica può essere utile per migliorarsi, ad esempio nello studio o nello sport. Diventa però un disturbo ossessivo compulsivo, quando le ossessioni e le compulsioni occupano sempre più tempo, ostacolando la vita quotidiana.

Maria Cristina Cavallini, psichiatra del Centro disturbi dell’umore dell’Irccs Ospedale San Raffaele Turro di Milano, spiega in un’intervista al Corriere della Sera che quando i pensieri o i comportamenti diventano invalidanti, si può arrivare a tentare strategie di evitamento, come per esempio smettere di uscire di casa per paura dei germi. Ma queste condotte peggiorano la qualità della vita.

La terapia cognitivo-comportamentale

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) richiede un intervento professionale. La terapia cognitivo-comportamentale è considerata il trattamento di prima linea per le forme lievi, anche nei bambini e negli adolescenti. Questa terapia si basa sull’esposizione e la prevenzione della risposta (Erp): il paziente viene gradualmente esposto alle situazioni che provocano ossessioni, imparando a resistere alle compulsioni.

Secondo Cavallini, l’aderenza al trattamento è fondamentale per il successo della terapia. Tuttavia, alti livelli di evitamento o una scarsa motivazione possono ridurre l’efficacia.

Quando è necessario l’uso dei farmaci

Se la terapia cognitivo-comportamentale non è sufficiente o il disturbo è più grave, si ricorre a farmaci come gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (Ssri). Questi farmaci, usati anche per la depressione, vengono somministrati a dosaggi specifici per il DOC.

I primi risultati si osservano dopo 6-12 settimane, con un miglioramento dei sintomi e una maggiore adesione alla terapia psicologica. La cura dura almeno un anno nella fase acuta, seguita da una fase di mantenimento con dosaggi ridotti.

Quando il trattamento standard non è efficace, si usano farmaci come la clomipramina o combinazioni di molecole che agiscono su altri sistemi neurotrasmettitoriali, come quello dopaminergico. Questi approcci possono aiutare fino al 30% dei pazienti resistenti ai trattamenti iniziali.

Nuove frontiere: psichedelici e ketamina

Negli ultimi anni, l’interesse per le sostanze psichedeliche è cresciuto. La psilocibina, in dosi controllate, ha mostrato risultati promettenti nel trattamento di disturbi resistenti, incluso il DOC. La psilocibina agisce sui recettori della serotonina e viene metabolizzata in psilocina, che attraversa la barriera ematoencefalica. Studi controllati stanno valutando la sua efficacia in contesti terapeutici.

Anche la ketamina, un anestetico con azione antidepressiva rapida, è stata studiata. Secondo Cavallini, potrebbe avere effetti positivi nei pazienti con sintomi ossessivi associati a depressione, anche se non agisce specificamente sul DOC.

Stimolazioni cerebrali: tms e dbs

Le tecniche di stimolazione cerebrale offrono un’alternativa per i casi resistenti. La stimolazione magnetica transcranica (Tms) è un trattamento non invasivo che modula l’attività neuronale attraverso campi magnetici. Secondo Cavallini, le aree stimolate includono la corteccia prefrontale e l’area supplementare motoria. Il trattamento, che dura 4-6 settimane, riduce i sintomi nel 45% dei casi.

La stimolazione cerebrale profonda (Dbs), invece, è invasiva. Elettrodi impiantati nel cervello modulano le strutture sottocorticali. Questo intervento, usato anche per il Parkinson, è efficace nel 60% dei casi, sebbene richieda un monitoraggio attento.

Le cause del disturbo ossessivo compulsivo

Il DOC ha una componente genetica. Christopher Pittenger, direttore dello Yale Ocd Research Clinic, spiega che l’ereditarietà è del 40-50%, più alta nei casi pediatrici. Anche tratti cognitivi come il perfezionismo o l’intolleranza all’incertezza possono predisporre al disturbo. Nonostante le molteplici opzioni terapeutiche, una parte significativa dei pazienti presenta sintomi residui. La ricerca continua per migliorare i trattamenti e comprendere meglio le cause del disturbo.

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