Il turismo rurale si conferma come catalizzatore dello sviluppo territoriale. Un’analisi condotta dal CREA Politiche e Bioeconomia, intitolata “Il panorama multiforme del turismo rurale. Politiche e interventi“, rivela il legame cruciale tra turismo e sviluppo sostenibile. Questo studio, a cura delle ricercatrici Catia Zumpano e Annalisa Del Prete, si inserisce nelle attività della Rete Rurale Nazionale ed esplora le varie sfaccettature.
Il turismo rurale si distingue per la sua multifunzionalità che abbraccia diverse attrattività dei territori. Il rapporto inizia delineando il concetto di turismo rurale e la sua connessione vitale con lo sviluppo sostenibile. Dal secondo al sesto capitolo, si analizzano le diverse dimensioni di questa forma di turismo, evidenziando il legame con l’agricoltura, la sinergia tra turismo e cultura, l’importanza dell’acqua nelle aree rurali e il valore socioculturale delle foreste.
Il settimo capitolo si focalizza sugli obiettivi della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), delineando la via per valorizzare risorse naturali e culturali, accrescendo l’attrattività dei territori, con un approfondimento sul ruolo del turismo nella pesca.
Tuttavia, il turismo rurale non è solo agricoltura, che in Italia rappresenta la diversificazione più praticata dalle aziende agricole (38%) e contribuisce con circa 1,5 miliardi di euro alla produzione del settore primario. La presenza di turisti nelle aziende agrituristiche è cresciuta del 40% dal 2013, di cui il 49% proveniente dall’estero.
Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche (ISNART), il 49,2% dei turisti sceglie mete naturalistiche, contribuendo a rivitalizzare le aree interne e marginali del Paese. Il nuovo Piano Strategico della PAC 2023-27 destina risorse significative al potenziamento del turismo rurale, con il 64% per gli agriturismi, il 21% per l’attrattività delle aree rurali e il 18% per la cooperazione nel turismo rurale.
Il volume non solo racconta esperienze di successo ma si propone come fonte di ispirazione per policy maker, ricercatori e stakeholder locali, mostrando come il turismo possa essere il motore di crescita per le aree rurali.
Turismo rurale, il ruolo dell’enogastronomia
In questo contesto, l’enogastronomia emerge come pilastro dell’agriturismo italiano. Con oltre 13 mila aziende agrituristiche nella ristorazione e 6 mila che offrono degustazioni, l’agriturismo rappresenta un’autentica ambasciata del gusto italiano. Le aziende si sono evolute nel tempo, offrendo non solo prodotti locali ma anche una vasta gamma di specialità enogastronomiche.
L’agriturismo non è solo un luogo di degustazione, ma diventa il punto di partenza ideale per esplorare i territori rurali italiani. La ricerca della “lentezza attiva” guida i turisti a scegliere l’agriturismo come rifugio, abbracciando attività all’aria aperta e contribuendo al tessuto socioeconomico delle aree rurali. Un’indagine condotta dal giugno al settembre 2022 mostra che il 98% degli ospiti ha vissuto esperienze turistiche circostanti all’azienda, dimostrando il ruolo cruciale dell’agriturismo nello sviluppo locale.
In un’Italia dove il 70% della popolazione vive nelle aree urbane, l’agriturismo offre un’opportunità di fuga verso luoghi tranquilli e sicuri. La pandemia ha accentuato questa tendenza, portando i turisti a preferire l’agriturismo per la sua connessione con la natura e la sicurezza che offre.
In conclusione, il turismo rurale si erge come un pilastro fondamentale per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali italiane. Offre una prospettiva di crescita economica e sociale. Le sue molteplici dimensioni, dalla valorizzazione delle risorse locali all’enogastronomia e all’esplorazione del territorio, lo rendono un protagonista chiave nella definizione del futuro delle aree rurali del nostro Paese.



